2011 Campo giochi

2011 Campo giochi

Anche nel 2011 il desiderio di tornare nella terra dei Shqipëtarë non ci ha abbandonati.

Un variegato gruppetto di 11 persone ha cominciato a prendere forma. “Che fare?” Abbiamo chiesto a Don Giovanni. Qualcosa di utile da fare si trova sempre perciò la risposta non si è fatta attendere: “Costruite un parco giochi per l’oratorio di Puke!”.

Subito tutti noi, ritornando ai nostri giorni da bimbi trascorsi giocando, ci siamo appassionati e le idee hanno iniziato a volare: un’altalena, delle torrette, un dondolo… Ma come metterle in pratica?

Un fondamentale contributo ci è stato fornito dall’ azienda lodigiana COLEGNO che, oltre a rifornirci gratuitamente di una gran quantità di materiale, ci ha regalato un catalogo contenente misure e modalità di assemblaggio dei giochi. Si sa che la necessità aguzza l’ingegno e nel corso della progettazione e dell’esecuzione abbiamo avuto modo di utilizzare anche materiali di recupero: pneumatici d’auto ormai consumati hanno dato vita a un ponte, le fascette dei pompieri sono servite alla costruzione di un reticolato.

Siamo rimasti a Puke circa due settimane. Un campo incolto e vuoto, la nostra inesperienza: le difficoltà, soprattutto inizialmente, non sono mancate. Ognuno di noi si è dato da fare come meglio poteva: chi vedeva e usava per la prima volta una sega circolare, chi si è improvvisato muratore, chi diventava imbianchino provetto. Così scortecciando pini, scavando buchi nel terreno e avvitando viti pian piano il nostro parcogiochi prendeva vita.

A lavori ultimati il parcogiochi si presentava così: un’ altalena, un dondolo e tre torrette collegate tra loro tramite due ponticelli e alle quali si poteva accedere tramite svariate vie (pannellino di arrampicata, fune, scaletta, carrucola, rete). Verso gli ultimi giorni siamo riusciti a organizzare i festeggiamenti con l’inaugurazione ufficiale. Ufficiale perchè i bambini intraprendenti e carichi d’entusiamo nel corso dei lavori riuscivano a cogliere l’occasione per inaugurazioni ufficiose!

Non solo lavoro e fatica. C’è stato anche dell’altro. Ci sono stati sguardi, perchè nuovo e straniero attirano sempre su di sé gli occhi; incontri, per fare in modo che gli occhi potessero guardare attaraverso altre angolature; momenti e situazioni fuori dall’ordinario, stra-ordinarie, appunto.

Al ritorno il lungo viaggio in auto per le vie balcaniche non spaventava più; il pensiero che ci sarebbero volute ore e ore che sfioravano il giorno per percorrere tutta quella distanza rendeva più dolce il nostro arrivederci; non ci sentivamo pronti per abbandonare quella Terra. Quella terra rossa che alla sera lavavamo via dalle gambe e dalle braccia, ma che, crediamo, sia penetrata più in profondità.

 

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